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Rigore e creatività nella strategia aziendale. Impegno e passione nel trasformarla in successo tangibile. Dal 1981
 
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Chi e' l'innovatore piu' prolifico? Lo Stato?

Senza investimenti nell'innovazione, le varie riforme strutturali e i tagli di spesa che si chiedono in Europa non ci porteranno alla crescita. Il motivo? Penalizzano la domanda (calo dei salari e decadimento dei servizi pubblici) ed erodono la fiducia delle imprese scoraggiandole dall'investire.



Una tesi che mi trova d'accordo, con alcuni distinguo, e che porta a rilanciare il ruolo de "Lo Stato Innovatore". Un libro che ha il merito di suggerirci alcune riflessioni utili per il nostro ruolo di capi azienda...


 

Esiste in Italia una nuova borghesia produttiva?

Nel mezzo di una grande crisi storica, che mette a rischio il futuro di intere aree economiche e filiere produttive, che ruolo hanno le imprese e gli imprenditori italiani?



Nella ricerca di nuove prospettive e nuove traiettorie per la produzione di valore, esiste una nuova borghesia produttiva, un'avanguardia che adotta nuovi modelli di gestione aziendale di successo?

L'indagine di Mauro Magatti ci aiuta a dare una risposta...


 

L'economia collaborativa e' alle porte. Siamo pronti?

Ci troviamo davvero in presenza di un passaggio epocale? Avverra' proprio lo scambio dall'era capitalistica a quella collaborativa? Se si', come assicurarci un ruolo costruttivo?

Jeremy Rikfin, uno dei piu' brillanti pensatori contemporanei, spiega la complessa evoluzione in corso nel suo recente volume "La societa' a costo marginale zero".



Ecco le principali lezioni per guidare le aziende attraverso il dedalo di minacce, si', ma anche di opportunita'...


 

Soros scommette sull'Euro

Dopo il no greco, il grido di George Soros diventa ancora piu' incalzante. Ma George Soros e' uno speculatore? Si', ma dal latino specula, cioe' qualcuno che, data la miglior visuale, nota le carenze e scopre i punti deboli. Cosi' diventa un critico prezioso per il progetto europeo con il suo nuovo libro "Salviamo l'Europa", Hoepli.



Dai concetti principali contenuti nel testo si possono trarre lezioni che i capi azienda possono adottare per essere piu' competitivi con la loro impresa. Scopriamole insieme...


 

Declino americano?

Ho appena terminato l'interessante lettura de I frantumi dell'America di George Packer. Il sottotitolo recita "Storie da trent'anni di declino americano" ed e' con questo spirito che l'autore ci propone la lettura di cronache economiche regionali degli Stati Uniti, dal 1978 ai giorni nostri.



Ma non e' così che io ho letto le vicende descritte. Vi ho invece visto fenomeni diversi che ci riguardano da vicino...


 

Un buon manager può essere un buon politico?

Il premio Nobel per l'economia Paul Krugman dice di no! Nel suo recente lavoro "Un Paese non e' un'azienda” afferma che l'economia non aiuta a gestire un'azienda. E la gestione aziendale non aiuta a formulare una politica economica.



Cioe', un paese non è una grande azienda. Chi ha accumulato una fortuna personale non sa come rendere piu' prospera una nazione e vice versa. Stato e aziende restano due sistemi distinti che convivono, come lo yin e lo yang, perche' ci sono due problemi economici che i manager non capiscono mai...


 

L’Europa e' senz’anima?

Lo tocchiamo con mano tutti i giorni: l'Europa arranca. Manca una propulsione unitaria che trasformi piu' Paesi in una unita' compatta. Il recente saggio dell'economista Giacomo Vaciago "Un'anima per l’Europa", ci aiuta a chiarirci le idee. La ricostruzione delle tappe principali dell’unione suggeriscono l'opinione che manchi, appunto, un obiettivo condiviso. Cioe' l'anima.



Qual e' o, meglio, quale dovrebbe essere, visto che ancora non e' stata esplicitata chiaramente? L'economia sociale di mercato? Anche se guardata con ironia e sospetto da Washington e da Londra, alfieri dell'economia liberale?


 

Non ci voleva proprio la deflazione...

E’ arrivata. L’aspettavamo da qualche tempo. Dopo Grecia e Spagna, lo spettro della deflazione incombe sull’Italia e sull’Europa. Il taglio del tasso di riferimento da parte della Bce ha portato all’attenzione di tutti il problema.



Non e' la grande depressione degli anni Trenta, anche per la presenza di valvole di sicurezza sociale. Ma il margine d’intervento dei governi e' molto piu' risicato, per l’elevato peso della spesa pubblica. Cosa fare?


 

Settore sussidiato? Costi maggiori per tutti!

Quante volte ce lo siamo detti? Quando si mette lo zampino per aggiustare, rompiamo! Cosi', per promuovere l’energia rinnovabile e abbassare il rischio petrolio, promuoviamo crisi e alziamo i costi per tutti.



Visione sistemica e pianificazione per scenari potrebbero farci individuare strade meno dolorose mentre i settori sussidiati si trasformano in trappole mortali, complice una politica poco competente...


 

Africa, la nuova Cina

Paolo Scaroni, nel descrivere i successi di Eni in Africa, ha messo in evidenza che e' oggi come la Cina di 10 anni fa. Ed e' proprio cosi'! Abbiamo sotto gli occhi, a pochi passi da casa, un fenomeno straordinario. A differenza dell'Italia, dove ci sono troppi no per la realizzazione di progetti di ammodernamento del paese e per il rilancio della competitivita', l'Africa dice molti si. Oggi preferisce partner che portino le competenze ed utilizzino le maestranze locali: un'opportunita' dunque per le nostre aziende.


 

2014, ripresa con poca occupazione

L'economia della zona euro e' sulla via della ripresa per fine anno. La Bce si attende che il Pil dell'Eurozona si contragga quest'anno (-0,4%), per poi crescere dell'1% nel 2014. E l’Italia?
 

Anche oggi l’azienda puo' crescere. Un'analisi puo' dirle come...

La crescita profittevole ha ancora un significato concreto di questi tempi? In realta' molte aziende stanno crescendo, nonostante tutto, non solo quelle che esportano. Cio' e' sempre possibile se l’impresa e' in grado di produrre utilita' economica e se la struttura finanziaria e' adeguata.
 

L’euro non c’entra con la mancata crescita

La mancata crescita in Italia e’ riconducibile all’euro? Questa e’ la domanda che si pongono imprese e cittadini. L’andamento, negli ultimi quarant’anni, di cinque dati chiave dell'economia chiariscono le idee.


 

Europa n. 1 per export di valore aggiunto

I nuovi dati sull'export offrono una prospettiva completamente nuova. Quale organizzazione adottare? Come valorizzare i punti forti della nostra azienda? Come aumentare il valore aggiunto?


 

Liberalizzare solo per competere?

L’obiettivo è ridurre i costi e aumentare la competitività delle aziende. Liberalizzare significa eliminare rendite ingiustificate. Ma dove e come in Italia?


 

Pil? 50% in mano alla burocrazia!

Non abbiamo ancora capito come distribuire il valore prodotto? Non c'è alternativa ai correttivi nefasti del liberismo?


 

Rilanciare le aziende riducendo fiscalmente il costo del lavoro

La manovra anti-deficit potrebbe generare una recessione tale da far calare il Pil più di quanto faccia calare il deficit! Senza svalutare per poter contare su un costo del lavoro competitivo, l’unico rimedio resta la riduzione dell’Irap oggi e dei contributi sociali domani.


 

Art. 18? in chiave espansiva con più lavoro esperto

Senza crescita, i mercati continueranno a penalizzarci perché sanno che non potremo ripagare il debito accumulato. Cosa serve davvero alle aziende per assicurare la crescita dell’economia?
 

Ripartiamo dalla crescita

Quest'anno in vacanza la parola più usata è stata "crescita". La crescita è davvero indispensabile? E' possibile un’economia sostenibile a crescita zero? Cosa succede alle aziende che non crescono?

 

La crescita italiana c’è, ma va all’estero

La calma piatta dell'economia italiana nei primi mesi 2011 è il risultato di chi langue sul mercato interno e chi sta sfondando sui mercati lontani. Serve la ripresa delle liberalizzazioni, un piano anti-burocrazia e specifici interventi sul mercato del lavoro.
 

Il settore pubblico frena la crescita!

Se è vero che l’Italia ha perso produttività, le statistiche dimostrano che il deficit è nel settore pubblico, mentre le imprese vanno bene. Nel pubblico c’è un grande potenziale di miglioramento. Per farlo emergere serve un approccio aziendalistico!
 

Rinasce l’Iri? Il mercato piange

La nostalgia della politica per il ritorno del capitalismo di Stato è oggi forte in Italia. Si vuole limitare la contendibilità di aziende di “rilevante interesse nazionale”. Ma bisognerebbe raccontare la realtà di chi acquista i prodotti e utilizza i servizi, cioè del mercato!
 

L’azionista Stato impoverisce le aziende

Il 23 febbraio scorso Arenaways, operatore privato che opera sulla tratta Torino-Milano in concorrenza con Ferrovie dello Stato, ha chiesto al Tar di pronunciarsi perché si vede vietate le fermate intermedie. L’Alta Velocità compete con aereo e auto e questo fa bene al portafogli dei viaggiatori e delle aziende. Ma non è ancora esempio di competizione virtuosa (vedi "C’era una volta … la concorrenza diretta").
 

Pomigliano, fine della delocalizzazione?

Venerdì 9 luglio Marchionne ha rotto gli indugi confermando gli accordi del 15 giugno, dopo lo sfogo amaro per il 62% di si al referendum. Parte l’iniziativa che potrebbe rappresentare la svolta nel processo di delocalizzazione e rilanciare la piattaforma industriale italiana.
 

Pomigliano D’Arco? L’Italia seconda per potenzialità manifatturiera

Il destino dello stabilimento Fiat di Pomigliano D'Arco è in gioco. Sergio Marchionne ha chiesto, pena il trasferimento della produzione in Polonia, un nuovo modello produttivo ed organizzativo, a partire da orari e turni. Ma è subito stato chiaro che, insieme ai posti di lavoro, c’è il problema della competitività del manufacturing italiano.
 

Incentivi, si! Più equi e di minore durata

Gli incentivi del governo a sostegno dei consumi: si tratta di poche risorse, spalmate in un lungo periodo e con criteri di assegnazione poco trasparenti. 300 milioni di veri e propri incentivi temporanei all'acquisto di una varietà di beni di consumo durevole e di 120 milioni di sgravi fiscali per la cantieristica e per il settore tessile. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli di attuazione e c’è il pericolo di oscurare i sia pur piccoli benefici.

 

Termini Imerese prelude ad altre chiusure?

Siamo capaci di mantenere e attrarre sul territorio italiano le multinazionali? Se si continua ad addossare alle imprese oneri che sono di competenza dello Stato e invocare la responsabilità sociale, invece di lavorare a un progetto di ampio respiro, le aziende lasceranno l’Italia e, a quella di Termini Imerese, seguiranno altre chiusure.
 

Abolire l’Irap: ma come?

L'Irap non ha una buona reputazione. Genera un gettito rilevante e, quindi, non può essere semplicemente abolita. Ce ne occupiamo nel club Impronte perché è un’imposta che distorce la competizione internazionale ed è necessario ricondurla nell'ambito di un sistema impositivo comparabile con quello dei paesi con cui ci confrontiamo. Poiché finanzia essenzialmente un servizio universale, la sanità, dovrebbe essere percepita su tutti i redditi. La nostra proposta? Attraverso una sovraimposta a favore delle regioni sull'Irpef e sull'Ires.

 

Il dollaro è a 1,5. Rafforza la tua azienda!

Il dollaro è tornato a bucare il tetto di 1,5 sull’euro. Cosa significa per le imprese europee e italiane il rafforzamento dell’euro sul dollaro? Quali sono le implicazioni di un euro forte? Il livello di globalizzazione fa la differenza.
 

Il rischio dell’ansia da crisi.

Le cattive notizie incalzano e i giornali le strillano per vendere più copie ma la realtà delle cose è differente in considerazione dei cicli economici. Gli imprenditori e manager di Impronte ritengono per il 52% che l’attuale flessione dell’economia sia vicina al punto peggiore, mentre per il 31% che sia appena cominciata e peggiorerà..
 

 

Il club
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dove i leader
d'impresa
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