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Rigore e creatività nella strategia aziendale. Impegno e passione nel trasformarla in successo tangibile. Dal 1981
 
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Il piano strategico? La sua “impronta” nella storia dell’azienda

Una missione chiara per concentrare le risorse. Dialogo aperto con i portatori d’interesse per selezionare i comportamenti. Metriche e obiettivi di ogni iniziativa per assicurare l’attuazione. E, soprattutto, una leadership attenta e sempre visibile.



  



Quanti “piani strategici” sono solo tempo perduto e nessun concreto contributo alla gestione? Si formulano partendo da astratte visioni e una lunga lista di obiettivi che assomigliano a “L'albero dei desideri” di William Faulkner.  Succede cosi’ perche’ manca un solido metodo che fornisca le chiavi e sia snello ma tutt’altro che superficiale. Nella competizione di oggi nessuna azienda puo’ farne a meno…


 

FCA e la ricerca del valore aggiunto

Prima puntava a 7 mln di auto per avere le economie di scala, ora alla flessibilita’ operativa e al mercato premium. FCA ha scoperto il marketing? Punto di partenza e’ la ricerca del valore aggiunto con i marchi dedicati a specifici stili di vita. Concentrandosi su Jeep, Alfa Romeo, Maserati e 500.



 



Il sistema mondiale dell’auto ha cambiato radicalmente la propria configurazione. I primati quantitativi dei produttori dicono poco perche’ l’alta intensità di capitale impiegato con bassa marginalita’ soffoca le prestazioni. E la ricerca delle economie di scala va riconsiderata, oggi che le nuove tecnologie permettono di aumentare la flessibilita’ e la personalizzazione dei prodotti. La strategia di FCA e’ cambiata e ora punta al valore aggiunto…


 

La scommessa del valore aggiunto per le aziende italiane

Il punto centrale della ricerca per aumentare la produttivita’ e’ quello di concentrarsi sull’utilita’ che, messa in relazione con il prezzo, determina il valore. Si puo’ sintetizzare il concetto dicendo che, maggiore e’ il valore aggiunto prodotto in rapporto alle risorse impiegate, maggiore e’ la produttivita’.



 



In fondo tutta l’economia, certamente quella aziendale, puo’ essere riassunta in questa relazione. La produttivita’ e’ l’essenza stessa della produzione di qualsiasi prodotto e servizio e il valore aggiunto economico e’ collegato alla sua componente “utilita’” che comprende tutto quello che comporta sicurezza, salute, istruzione, benessere, valore emotivo, funzionale, economico. L’esperienza del Premio Ceccarelli ha messo in evidenza che…


 

La strategia per superare le discontinuita'

Una prestazione aziendale eccellente non e' mai il risultato di eccellenze funzionali specifiche: un prodotto superiore, una rete di vendita straordinaria, una fabbrica modello...  E' piuttosto l'eccellente combinazione di molteplici aspetti, l'insieme dei quali genera elevata complessita' e opportunita'.



Ecco dunque la necessita' di una visione sistemica per affrontare le discontinuita': riposizionamento, ristrutturazione, riorganizzazione, piano industriale, una possibile acquisizione...

 


 

Come scegliere i mercati piu' vantaggiosi?

Il primo passo per il successo aziendale e' operare in mercati vantaggiosi. In alcune arene competitive si possono realizzare profitti elevati mentre in altre anche i concorrenti piu' attenti si devono accontentare di risultati modesti. Cosa rende una situazione profittevole e l'altra no?



Le caratteristiche specifiche del mercato hanno effetti sulla redditivita' presente e futura e dovrebbero essere approfondite prima di decidere di accedere o aumentare l'investimento in una nazione, settore, segmento. Vediamo come...


 

Cresce il radicamento delle aziende italiane all'estero

Le aziende italiane controllano all'estero piu' imprese di quante tutti i Paesi esteri insieme controllino in Italia! Dati Istat alla mano. E cio' contraddice il mantra dei media che ci vogliono solo prede!



Internazionalizzazione significa ridurre la dipendenza dal mercato locale. Presuppone altresì di competere su una scala maggiore o globale. Ma se si crede di aver successo all'estero con lo stesso business plan che funziona in Italia, la sfida si complica enormemente...

 


 

Il buco nella rete (ovvero: decidere significa rinunciare)

C'era una volta, nella lontana India, un pellegrino Sadhu. Viaggiava a piedi nel paese e gli abitanti gli davano cibo e riparo perche' la sua presenza era considerata una benedizione sulla casa che l'ospitava.



Un giorno giunse in un piccolo allevamento di polli. Chiese se poteva riposare e magari fare uno spuntino. Nonostante l'agricoltore avesse l'aria stanca e infelice, sembro' lieto d'accettare e gli disse di entrare in casa ad aspettarlo...


 

La piccola fabbrica di fiammiferi (ovvero: l’importanza delle decisioni)

C'era una volta una fabbrica di fiammiferi. Non era enorme e non era mai stata redditizia. Ma era l'unica grande impresa del villaggio e ogni famiglia aveva almeno una persona che vi lavorava e portava a casa un salario costante.



Alcuni, per il troppo lavoro in fabbrica, avevano gia' perso il parcheggio dietro l'edificio perche' non avevano pensato di rinnovare il contratto di locazione in tempo: ora era occupato dalle macchine della vicina localita' di villeggiatura. Così erano costretti a parcheggiare le loro auto lungo la strada dovendo per giunta uscire piu' volte al giorno per mettere le monete nel parchimetro...


 

Gli Unni! (ovvero: come fare strategia)

Cara nonna,

Spero che ti trovi bene. Molte cose sono successe qui in paese e sono felice che ci sia stato risparmiato il peggio e ora tutto vada bene.



Quest'anno papa' e' stato eletto nel consiglio del villaggio. E' un grande onore per tutta la famiglia. Ora passa tutti i suoi giorni presso la Sala Grande e Arthur, mamma e io dobbiamo fare tutto il lavoro nei campi di cavolo. Non che il lavoro sia diminuito, sia chiaro!


 

Sfruttiamo di piu' l’italianita'

Milano, 16 marzo 2015. Oggi voglio fermare il tempo per qualche minuto. Voglio scattare una foto dello stivale e analizzarlo con lei sotto una visione un po’ diversa, piu' sociologica magari.

Cosa osserviamo?

Le grandi aziende hanno reagito all'aumento vistoso della concorrenza delle nuove economie - capace di praticare prezzi inavvicinabili - delocalizzando la produzione dove i costi sono piu' convenienti. Inoltre l'hanno standardizzata per creare forti economie di scala. Mi chiedo se inseguendo i grandi mercati di massa, stiano trascurando proprio i segmenti alti e colti?



Per contro, le imprese significative hanno visto aumentare la concorrenza ma non hanno saputo, alcune non hanno addirittura potuto, reagire con le stesse leve. Molte hanno solo sofferto. Quali sono oggi le loro prospettive? Come sfruttare questo periodo aureo dell'italianita'?


 

L’”internet delle cose” obbliga a ripensare la filiera

Ormai e’ chiaro! L’internet delle persone ha cambiato il comportamento del consumatore - quindi i mercati - attraverso lo scambio d’informazioni. Ora l’internet delle cose, cioe’ i prodotti, cambia la filiera industriale e, con essa, la competizione!



Abbiamo gia’ discusso insieme come Android stia diventando il sistema operativo di riferimento perche' dispositivi interconnessi dialoghino tra loro. Questa evoluzione digitale avra’ effetti più dirompenti della precedente: abbatte i confini tra i settori, impone di ripensare le alleanze, richiede nuovi modelli d’innovazione...


 

Crisi Ibm. Ovvero, quando l'obiettivo è solo finanziario

Cosa possiamo imparare dall’alternarsi di crisi e rilanci di Ibm? Dalla parabola – cioe’ successo seguito da declino - dei mainframe, a quella dei pc, fino a quella della consulenza.



Il segnale e’ arrivato con la gara della Cia per soluzioni cloud computing di archiviazione dei documenti. C’erano cinque potenziali fornitori a confronto per aggiudicarsi un contratto decennale da 600 milioni $. Ibm era forte di anni di forniture al governo americano. Ma la Cia ha aggiudicato il contratto ad Amazon…


 

A lezione di strategia da Google

E’ proprio vero. La tecnologia dirompente puo' creare miracoli. Da due studenti di Stanford nel 1998 a... 1220$ oggi, per ogni azione Google. Ne ha fatta di strada! Obiettivo aziendale: divenire sempre piu' presente nella nostra vita e incrementare ulteriormente il fatturato generato dalle ricerche sponsorizzate.



Google promuove Android come sistema operativo di riferimento perche' dispositivi interconnessi dialoghino tra loro. Il cosiddetto "internet delle cose". Cosa possiamo imparare?


 

Utilities italiane, solo mucche da mungere?

Ci stupiamo del passaggio di Telecom Italia sotto il controllo di Telefonica. Com'e' possibile lasciare che si acquisti il controllo a prezzo di saldo, in danno degli investitori? Com'e' possibile permettere che le nostre utilities vengano privatizzate cosi' malamente? I fatti di oggi sono la conseguenza di quattro passaggi.


 

Azienda Italia: bene in Brasile. Poco in Africa

I paesi emergenti premiano il prodotto italiano. Il Sole 24 Ore rende noto che 57,7% dei consumatori e' pronto a consigliare a parenti e amici l'acquisto dei nostri prodotti. Sponsorizzano i tedeschi il 56% degli intervistati, il 53% nel caso dei francesi.
Allora perche' l’export tedesco e' doppio di quello italiano? Le aziende italiane faticano ad esportare anche per mancanza di competenze per gestire l’internazionalizzazione dell’azienda, a differenza dei colleghi d’oltralpe che hanno cominciato prima.
 

Specializzazione e percezione. Le nuove vie da esplorare

Il vertice aziendale, impegnato a individuare nuove utilita' da offrire ai clienti, deve assecondare o addirittura cavalcare nuove tendenze, alcune forti e acclarate, altre piu' deboli ed ancora in via di sviluppo.


 

Alitalia, una competizione sempre rimandata

La nuova Alitalia continua a perdere denaro. Ha sottovalutato la concorrenza dell'alta velocita' ferroviaria? Qual e' il paradigma per capire le cause di una crisi mai risolta?
 

Supereroi d’impresa: l'Europa delle opportunita'

Guarda il video



Le imprese europee sono quelle che devono differenziare di piu' e concepire le nuove utilita'. Come sviluppare capacita' straordinarie per portare al successo l'azienda?


 

La nuova ambiziosa scommessa di Fiat

Nuovo il piano Fiat per l’Europa, una scommessa rischiosa con risvolti molto positivi. Sara' uno sprone per la competitivita' del nostro paese?


 

Europa di nuovo faro del mondo?

Si sostiene che la chiave del nostro futuro sia la produttività. Ma i nostri lavoratori potranno mai essere più competitivi di quelli Cinesi? Indiani? Messicani? Certo che si!


 

H&M, Zara, Apple alti volumi e forte differenziazione

Grandi volumi di vendita, forte differenziazione, alti profitti. In un mercato difficile ci sono molti esempi di aziende che ci riescono. Nuova visione a 360° e nessun intermediario.
 

Low cost moderno? Tutto da scoprire

Per decenni le imprese italiane sono state leader nel battere la competizione europea riducendo i costi tramite innovazione di processo. Invece ora devono innovare il modello di business per competere nel low cost.
 

Il giogo delle materie prime… convertilo in vantaggio

Si amplia la domanda mondiale di materie prime e i prezzi sono destinati a salire. Ma i vincoli di settore si possono superare creando forti vantaggi competitivi.


 

Strategia aziendale 2012

I punti critici per la gestione saranno: materie prime ed energia, investimenti e globalizzazione da tenere sotto controllo, per consentire alle imprese di adeguarsi
 

Obsolescenza del business? Presidiare il cliente

I cambiamenti del mercato pongono alle imprese sfide nuove che prima non immaginavano neanche. Interi settori sono scardinati, diventano obsoleti ed entrano in crisi. Gli esempi sono tanti – fotografia, telecomunicazioni, auto, lavoro d’ufficio, televisione,… -. Qual è la strategia per battere l’obsolescenza?
 

Fiat, ora serve il riposizionamento

La casa torinese intende rivoluzionare la struttura produttiva in Italia, agendo impianto per impianto, sulla base di condizioni di lavoro rielaborate. Mentre il dibattito sulla produttività è in prima pagina, la vera criticità è il riposizionamento di gamma, concetto valido per tutte le imprese che producono in Italia.
 

Ceccarelli Spa si trasforma in gruppo

Cosa ha spinto Ceccarelli Spa ad organizzarsi in un gruppo di società professionali specializzate. Dopo che l’Europa è diventata mercato domestico, la sfida della nuova globalizzazione ha richiesto nuove soluzioni. La stessa missione della mia società - aumentare il valore delle aziende-clienti e misurarlo attraverso i risultati finanziari - ha imposto di adeguare l’offerta.
 

Fiat scorpora l’auto e va all’attacco!

Negli ultimi mesi Fiat è stata al centro di tanti avvenimenti. La sua internazionalizzazione fa riflettere sul ruolo che avrà l'Italia. La scelta di separare l’auto dal resto accelera la strategia industriale che ha forti ripercussioni non solo sul territorio ma anche sulle nostre imprese.
 

Strategia aziendale 2011

Tracciamo insieme il profilo della strategia per il 2011.
 

Multinazionali tascabili: 1022 nicchie da ampliare

Anche l’Italia sta soffrendo la concorrenza dei paesi asiatici ma, allo stesso tempo, regge bene la competizione internazionale nelle nicchie di cui è leader mondiale. Sta spostando il suo export su prodotti ad alto valore aggiunto. Penso che il prossimo passo da fare sia dilatare le nicchie e rafforzare le teste di ponte nei mercati internazionali.


 

Apple individua le nicchie e poi le dilata sorprendendo

Questa settimana l’iPad sbarcherà in Italia con la promessa di deliziare i clienti con un dispositivo magico e rivoluzionario, come cita il claim. Al di là del successo che questo nuovo prodotto riscontrerà sul mercato, l’ennesima proposta di Apple fornisce l’occasione per riflettere sulla strategia di un’impresa nata per mano di due hacker in un garage. Ci sono spunti utili per la nostra azienda?
 

Telecom Italia: manca la strategia, ma anche i neuroni?

Ovvero, storia di una privatizzazione che ci ha resi più poveri! Gli anni della gestione Bernabè-Telco non sono serviti, come era nelle aspettative, per rafforzare i fondamentali del gruppo, abbassare il debito e creare le condizioni per una crescita del colosso delle telecomunicazioni italiane.
 

Il contrattacco delle aziende vincenti

Chi ha la forza di attaccare la recessione con profonde revisioni della strategia e significative ristrutturazioni operative è in grado di arginare meglio gli effetti negativi della crisi.
 

La bussola per l’incertezza

Nell’imminenza del 2010, molte imprese hanno affrontato il difficile compito di formulare i piani aziendali in una situazione di grande incertezza che non ha riscontro negli anni precedenti. Confrontandosi con la grave carenza di tecniche in grado di aiutarle ad assumere decisioni. Davanti alla nebbia dell’incertezza, non è possibile aspettare che essa si dissolva per proseguire la navigazione. Anzi, le aziende dovranno imparare a navigare nella nebbia individuando la rotta più opportuna, correggendola tempestivamente per adattarsi alle mutate condizioni.
 

Come crescere ai confini del business

La crescita per adiacenze. Cioè ampliare i confini dei propri affari verso aree limitrofe, sfruttando i propri punti di forza e mantenendo un legame, una specie di cordone ombelicale, con l’attività principale. Sorta di diversificazione moderata.


 

Strategia aziendale 2010

Imprenditori e top manager di Impronte, noi siamo gli addetti ai lavori direttamente coinvolti nelle strategie delle nostre aziende. Tracciamo insieme il profilo della strategia per il 2010. Un osservatorio selettivo, aperto ai membri del club, dove la votazione è possibile solo per le persone invitate, senza le distorsioni del pubblico generico.
 

Tutte le aziende possono essere “high tech”.

La consapevolezza che l’innovazione sta nei prodotti e servizi, ci sfida a superare l’idea che ci siano, per schematica definizione, settori innovativi e settori maturi. Nuove tecnologie, nuovi modelli di business, nuovi processi trasformano e rendono competitivi i prodotti tradizionali. High tech non è dunque il settore microchip o Ict ma il modo di fare le cose. Che ha bisogno di molta innovazione e molto marketing..
 

La ripresa sfrutta i punti di forza!.

Punti di forza, punti di debolezza e sviluppo di nuovi elementi sono gli ingredienti da gestire per cogliere la ripresa che contiamo di avere iniziato. Ma gli imprenditori e manager che incontro, con i quali mi confronto, riconoscono di comportarsi in modo errato sul piano pratico, nonostante condividano sul piano teorico: da un lato sviluppano elementi nuovi anziché sfruttare quelli esistenti, dall’altro rimuovono le debolezze anziché far leva sulle forze. Sfruttare la forza è un principio accettato sempre senza difficoltà; ma la prassi contraddice così nettamente che si potrebbe parlare di un vero e proprio paradosso..
 

Basta produrre auto che non vogliamo!.

L’attuale crisi dei consumi nel settore automotive non è esclusivamente di natura finanziaria ma riflette un cambiamento del consumatore che si relaziona con i prodotti secondo nuove modalità cui le case produttrici non si sono ancora adeguate. Il grido di ribellione dei consumatori ”Basta produrre auto che non vogliamo!”, concretizzatosi in un blocco degli acquisti di auto, ha risvegliato il settore. Vivere nell’illusione che l’andamento economico trainerà fuori dalla crisi, potrebbe essere letale: occorre ripensare la relazione con il cliente. Il paradigma cambia: il cliente non si emoziona più con la sorpresa, il nuovo modello che viene svelato, bensì si emoziona creando e plasmando il proprio modello, in cui si ritrova e con cui stabilisce un legame. Il legame con il prodotto si estende così al marchio, unico ed insostituibile come il prodotto che crea, un prodotto che, per lui, è sinonimo di innovazione, scelta, passione..
 

Nuovi strumenti ai venditori sfiduciati.

A.G. Lafley, Ceo di P&G, ci ricorda “la quota di mercato si costruisce nei momenti duri” e per costruirla non basta comunicare con il cliente: bisogna avere qualcosa da dire. Invece il circolo vizioso pare ineluttabile. A fronte di una recessione che porta i clienti a spendere meno, le aziende si lasciano trascinare dalla corrente, convinte che in questi scenari ci sia poco da fare. Questa pericolosa deriva non fa che peggiorare i risultati, rafforzando il senso di impotenza e l’incapacità di reagire..
 

La taglia aziendale? Quella strategica è nelle reti.

La dimensione aziendale serve per raggiungere un posizionamento strategico solido e sostenibile e per godere vantaggi organizzativi. Le PMI italiane hanno trovato nei distretti una soluzione congeniale ma il loro modello soffre oggi di un diffuso nanismo, di eccessiva specializzazione e di forte dipendenza dai meccanismi della lavorazione conto-terzi..


 

C’era una volta…la concorrenza diretta.

Chiunque porta via un cliente è un concorrente, anche se propone tecnologie e servizi totalmente diversi. Un concetto poco chiaro che richiede, invece, la nostra piena attenzione. C’era una volta la concorrenza tra aerei in cielo e treni a terra. Oggi non è più così!.
 

Alla conquista del consumatore parsimonioso.

Il consumatore postmoderno, individualista ed edonista, si è nutrito di consumi, spregiudicati e frivoli, e ha vissuto in una bolla, all’apparenza rosea, senza riferimenti temporali, esistendo solo nel presente. La società è rimasta, però, vittima di uno shock economico e finanziario e reddito e consumi non sono più allineati..


 

Crescere anche a costo di limitare il controllo.

La manifattura italiana si deve focalizzare sulle attività a monte e a valle della produzione perchè il valore aggiunto si genera sempre meno in fabbrica. Per farlo, gli ostacoli principali sono la dimensione limitata e, spesso, il controllo familiare..


 

Strategia 2009.

Le aziende che superano con successo le crisi non sono quelle che sanno quali costi tagliare, bensì quelle che sanno quali costi non tagliare..
 

Complessità: occasione o svantaggio?.

La complessità è la varietà del mondo reale. Si manifesta nella forma di varianti, alternative, modifiche, differenze e opzioni. Varietà è il numero di possibili diversi stati che un sistema può assumere, mostrare o produrre. Le cause della complessità derivano dal numero di componenti e sistemi e dalle interazioni ad essi associate, che crescono molto rapidamente. Varietà è un tratto importante della società moderna..
 

Liquidità spartiacque della strategia.

In condizioni di risorse finanziarie scarse, diventa cruciale trovare e utilizzare risorse nascoste, fare buone previsioni di cassa e individuare il mix ottimale di impieghi – crediti, scorte, investimenti – che massimizza il risultato aziendale. Non ci si può più limitare a domandarsi se un’idea sia brillante o meno, sicuri di trovare i mezzi per finanziarla, ma ci si deve chiedere se si abbia il denaro per gestire la propria attività..


 

Innovare durante la recessione.

Per essere più innovativi si approfitti del senso d’urgenza che il periodo di recessione genera per guardare anche fuori dallo stretto perimetro del settore, prendendo in considerazione la concorrenza indiretta e i prodotti sostitutivi: scomponendo le catene del valore e ricomponendole in modo originale si possono ottenere risultati strepitosi..
 

La recessione? Trasformala in opportunità.

I segni di una flessione dell’economia sono intorno a noi: la crisi finanziaria, la diminuzione della domanda di prodotti di consumo, il calo della fiducia, l’andamento piatto del PIL nella vecchia Europa e negli Stati Uniti…
Ma le aziende possono prosperare nella recessione operando lungo alcune direttrici.
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