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N. 306

Che fine ha fatto l’era della playstation?


Ricordo con chiarezza la nascita della playstation. Le code interminabili nei negozi. Le vendite straordinarie che hanno visto anche l’Italia protagonista. Lo ammetto, ne sono stato attratto anch’io.

Era il 3 dicembre 1994 quando nasceva in Sony uno dei casi più interessanti d’innovazione tecnologica, di lungimiranza strategica e di successo commerciale.





Erano i tempi in cui il settore dei videogiochi era dominato dai giapponesi Matsushita, Sega e Nintendo.

Oggi, a vent’anni da quel boom, molto è cambiato. Cosa è successo?









Il settore si è trasformato radicalmente: resiste Nintendo ma sono ormai predominanti Sony e l’outsider Microsoft.





Possiamo fare insieme qualche considerazione.

La tecnologia, come sempre, ha modificato rapidamente le attese e gli stili di vita dei consumatori, distruggendo i totem del passato e creandone di nuovi. Allora, per difendere il nostro business, è fondamentale mettere il consumatore sempre al centro della nostra attenzione, non la tecnologia.





Inoltre, ancorarsi al successo è sempre stato pericoloso perché ci rende miopi. Bisogna avere il coraggio di cambiare anche nei momenti di maggior gloria. Kodak, ad esempio, ha rischiato il fallimento perché è stata troppo concentrata sul proprio business storico.





La concorrenza è fluida, spesso la si scopre improvvisa e agguerrita, nuovi sfidanti entrano dai settori più disparati, contigui oppure molto lontani. Quella che si chiamava "concorrenza indiretta" oggi assume nuove forme e si muove a velocità impressionante.

Sappiamo di Luxottica che si è alleata con Intel per sviluppare gli “occhiali hi-tech” e della selfie mania che fa scattare più fotografie con i telefonini che con le macchine fotografiche.

Allora ci conviene portare avanti in parallelo innovazione e business tradizionale.





Il riferimento dell’elettronica di consumo - e di molti settori simili - è il mondo. E una grande corporation diversificata ha già molte delle leve necessarie al successo. Ciononostante un’azienda significativa di respiro locale – nazionale o continentale - non può pensare di limitare i propri orizzonti ma deve osservare il mercato ad ampio raggio. Inoltre deve contare su una strategia aperta alle alleanze, joint venture e nuovi soci investitori. A costo di rinunciare a quel controllo così gelosamente protetto fino ad oggi.

Certo non vogliamo fare la fine di molte aziende italiane di successo, spazzate via da una “invasione” improvvisa da parte di sfidanti inattesi.


 


11/02/2015 15:56:20

Condivido l'idea del "consumatore al centro della nostra attenzione, non la tecnologia". Ecco un caso vincente: McDonald's ha aperto il primo fast food vegetariano in India, per andare incontro alle esigenze di induisti, musulmani e tutti coloro che non possono o non desiderano mangiare carne o formaggi. Innovazione e business tradizionale si sono trasformati in 271 nuovi punti vendita e un aumento significativo del fatturato in pochi mesi.
 

 

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