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Nr. 456

Far leva sulla leadership scientifica per rilanciare le nostre aziende


Il 19% dei capitali in Italia è bloccato in impieghi improduttivi



Il ritardo di produttività impedisce una crescita più robusta di tutta l’Europa. La variazione percentuale della produttività di tutti i fattori nel periodo di dieci anni (2007-2016) evidenzia un miglioramento dello 0,4% per Usa e Giappone e la stagnazione a 0,0% in Ue (con l’Italia che perde lo -0,5%, Germania +0,2%, Spagna +0,3%, Francia 0,0%).



Questo ritardo riguarda sia l’efficienza delle aziende e amministrazioni pubbliche sia gli ostacoli che non permettono di riallocare efficacemente le risorse da impieghi a bassa produttività verso attività più innovative e produttive, bloccando capitali importanti improduttivi e impedendo loro di uscire dal mercato alla velocità necessaria. Oecd stima che in Italia il 19% del capitale disponibile sia bloccato in queste situazioni.



Inoltre il mercato Ue continua a essere frammentato in alcuni settori industriali, nei servizi e nei fornitori di capitali e ciò rappresenta un ulteriore freno alla produttività e alla mobilitazione per una rapida innovazione.



 



La modesta R&S delle aziende stride rispetto al primato di studi scientifici



Nel periodo 2000-2014, mentre gli Usa sono scesi dal 49% al 35% delle pubblicazioni scientifiche di qualità, l’Europa ha aumentato la propria percentuale dal 30% al 33%.   L’Ue rimane inoltre leader per numero di ricercatori.   



L’Ue inoltre primeggia l’insieme formato da: pubblicazioni scientifiche di qualità - investimenti in R&S pubblici -numero di ricercatori -. Ma rimane indietro negli investimenti in R&S delle imprese, salvo alcune nicchie come le telecomunicazioni e il calcolo quantistico.



L’investimento delle aziende è fermo in Europa al 1,3% del Pil (2000-2016) mentre le nazioni che già investivano più di noi hanno ulteriormente accelerato: Usa al 2%, Giappone al 2,6% e la Corea del Sud è arrivata al 3,3%. Anche la Cina, che all’inizio del secolo investiva un debole 0,5%, nel 2016 ha toccato l’1,5%, superando l’Ue già nel 2009.



La capacità di un’economia d’impegnare l’imprenditorialità nel trasformare gli studi in innovazioni reali necessita  ancora di migliori strutture che lo favoriscano: regolamenti, concorrenza e accesso al capitale di rischio (che in Ue continua a essere una frazione di quello disponibile negli Usa).





Il mercato premia gli intangibili



La creazione e la crescita di nuove aziende che si trasformano nei giganti globali che sembrano capaci di raccogliere in tutto il mondo benefici dall’innovazione, è molto limitata in Europa. L’apparato delle aziende tradizionali non sfigura rispetto agli Usa ma le società europee unicorns - start-up che capitalizzano oltre 1 mld di $ - sono appena 26, un quarto di quelle americane (106) e meno della metà delle cinesi (59)!



Le tendenza di fondo è chiara: gli intangibili stanno caratterizzando sempre più le aziende e la capitalizzazione di mercato delle società S&P 500 mostra che il peso degli asset intangibili su quelli tangibili è passato dal 17% del 1975 all’87% del 2015. Asset intangibili come, ad esempio, quote di mercato, contratti, brevetti e marchi, ovviamente, ma anche accordi con i distributori, con consulenti tecnici e creativi, community sui social, referenze, reti tecnologiche e commerciali, modelli di business, ecc..



 


 

 

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